Il legno fa la differenza. Il Castagno

Il legno fa la differenza. Il Castagno

Per raccontare il Balsamico devo assolutamente partire dalla descrizione dei legni che utilizziamo.  Ci tengo a precisare che le nostre batterie di botti devono durare una vita intera, se non di più quindi la scelta del tipo, della qualità e della lavorazione del legno sono fondamentali. Una scelta sbagliata danneggia drasticamente la nostra produzione ed il nostro lavoro.

Una volta al mese vi parlerò di un legno diverso tra i più utilizzati, legni che vengono scelti per le loro caratteristiche per ottenere un ottimo aceto balsamico tradizionale di Modena. Sul nostro sito potete approfondire quello che è il metodo di produzione.  

A Casa Tirelli scegliamo i legni per le botti in base a:

  • profumi  e colori rilasciati
  • resistenza nel tempo
  • durezza

 

Inizio a parlarvi del castagno, che non offre soltanto dei frutti e altri alimenti di base, ma ci regala uno dei legni più importanti per noi produttori di Aceto Balsamico e di vino in genere.

Fino a mezzo secolo fa in gran parte d’Italia le botti si fabbricavano con questa che era  l’unica essenza disponibile con abbondanza.

Poi il progresso tecnico, le tendenze enologiche, e l’industria hanno fatto il loro corso e il glorioso castagno locale e nazionale è progressivamente regredito prima al rango di essenza inadatta al vino, poi a quella di materiale da pali o da ardere e infine a quella di risorsa forestale improduttiva, con fatale abbandono dei castagneti.

Perché il castagno è un legno adatto?

I tronchi di dimensioni ridotte, provenienti dai boschi cedui, sono impiegati per produrre doghe per botti che conterranno vini, liquori ed il nostro amato Aceto Balsamico Tradizionale.

Ha un colore caldo, con sfumature marroni dorate. La sua lavorazione è agevole e visto che la sua fibra è dritta può essere facilmente piegato e curvato ed ha una buona tenuta.

Grazie al suo elevato tenore di tannino, che servirà anche per tingere di scuro il balsamico resiste particolarmente bene alle intemperie, alle infezioni fungine e alle infestazioni da parte di altri organismi lignivori.

Come dicevo il castagno è stato per lungo tempo abbandonato ma è proprio da un progetto di recupero e di rilancio dei boschi che la botte di castagno potrebbe però risorgere.

Non come alternativa assoluta all’imperante rovere, normalmente proveniente dai paesi slavi, bensì come legno “di nicchia” in un’ottica di diversificazione che andrebbe ad aiutare tanto le esigenze del mercato, quanto quelle della comunità vinicola e della boccheggiante economia forestale.